18 gennaio 2016
27 giugno 2014
La didattica della Popular Music nei conservatori italiani
In realtà non si tratta di un genere musicale,
tutt’al più si può considerare un contenitore di generi molto diversi tra loro:
canzone, tango, rock‘n’roll, rebetico,
valzer, celtica, liscio, cabaret, flamenco, new wave, etc. Questa enorme
diversificazione fa si che la didattica della Popular Music sia da considerare
in un’area interdisciplinare in quanto le tecniche di esecuzione sono
estremamente diverse anche sullo stesso strumento.
Quanti valzer facciamo suonare ai nostri studenti di strumento? Eppure il
valzer è la musica di un ballo che a suo tempo era considerato rivoluzionario e
scandaloso al pari del rock’n’roll degli anni ’50. Si trattava infatti della prima danza in cui i ballerini si abbracciavano.
Anche il singspiel (come le forme corrispondenti della ballad
opera inglese, dell’opéra-comique francese e della zarzuela spagnola)
appartiene alla sfera della tradizione popolare ed è all’origine dell’operetta
e del musical. Ignorare la Popular Music ai nostri giorni vuol dire ignorare la maggior parte della musica che viene attualmente suonata e con la quale molti nostri studenti si dovranno confrontare alla fine dei loro studi, quando inizieranno la professione musicale.
25 marzo 2014
Federico il Grande
Quando i miei studenti mi dicono che non riescono a studiare per i troppi impegni che hanno, io sorrido pensando a Federico II di Hohenzollern, detto Federico il Grande.
Finalmente solo, si dedicava alla lettura, alla composizione di versi o di musiche e, naturalmente, a suonare il flauto. 1 marzo 2014
La Musica di Federico il Grande
25 gennaio 2014
Il flauto traverso in avorio appartenuto a Federico II di Prussia (24/1/2014)
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| il flauto in avorio di Federico il Grande |


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| prove del concerto |
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| prove del concerto |
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| Casularo e Ciociola provano il flauto originale e la sua copia |
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| Guido Bizzi racconta come è venuto in possesso del flauto |
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| Fabio Di Natale descrive il flauto |
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| Enrico Casularo |
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| il concerto |
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| Carlo Morena prova il flauto originale |
4 novembre 2011
Un anno in conservatorio
21 giugno 2011
Un anno in conservatorio
Sono finite le mie lezioni ed è tempo di fare alcune considerazioni.
Nel conservatorio di Santa Cecila permane ancora una concezione della musica che ritenevo già superata quando ne ero un allievo. L'imbarazzante estraniamento di gran parte dei musicisti dalla realtà in cui viviamo si riflette nel comportamento di molti colleghi che non prendono minimamente in considerazione l'aspetto sociale della musica. La musica, come tutte le arti, è parte importante della nostra vita: descrive, esalta, enfatizza il nostro quotidiano. La musica è principalmente una esperienza di vita che ci coinvolge sia come produttori che come fruitori. Ci basta ascoltare qualche secondo di una musica che ha segnato un particolare momento della nostra esistenza per suscitare pensieri, ricordi, emozioni e sentimenti che ci appartengono singolarmente o collettivamente. La musica del passato deve essere mantenuta in vita perché ci aiuta a capire la nostra storia, ma non può essere considerata l'espressione del presente. In conservatorio molti colleghi (e di conseguenza i loro allievi) continuano a pensare che la musica da praticare e da insegnare sia solo quella del tempo andato e appartenente solo ad alcune classi sociali. Continuano a pensare che il musicista sia e debba essere una persona al di fuori della vita reale con la sola missione di far riviere le composizioni dei grandi autori del passato migliorandone l'aspetto tecnico. Il risultato è che spesso questa musica “accademica” finisce per perdere ogni suo significato diventando un mero esercizio di abilità, più simile ad una gara dei giochi olimpici. Mi meraviglia sentire ancora dire da qualche collega che il vecchio sistema (basato sulla realtà di fine '800) è ancora valido e da preferire a qualsiasi esperienza di didattica musicale attuale.
Fortunatamente nel frattempo la musica jazz, rock e pop hanno colmato il vuoto lasciato dalla sedicente musica colta, nonché da quella che si definisce ancora “di avanguardia” anche se ripropone costantemente esperienze musicali vecchie di vari decenni e che non sono mai state espressione della società contemporanea. Ai tempi di Verdi, ascoltare la sua musica era parte della storia che si stava vivendo. Così anche per Beethoven, Mozart, Puccini, Wagner e tutti gli altri. Dopo il secondo conflitto mondiale, tranne qualche eccezione, il loro ruolo è stato preso da Parker, Mingus, Piazzolla, Zappa e da tanti altri, ma a Santa Cecilia (e nei conservatori in genere) sembra che molti non se ne siano accorti.
26 maggio 2011
Un anno in conservatorio
20 maggio 2011
3 aprile 2011
Un anno in conservatorio
31 marzo 2011
Un anno in conservatorio
17 marzo 2011
Un anno in conservatorio
5 marzo 2011
Un anno in conservatorio
24 febbraio 2011
Seminario su Frank Zappa
La musica di Frank Zappa
docente Francesco Baldi
La figura del musicista americano dagli esordi nella musica rock con le Mothers Of Invention alla consacrazione definitiva segnata dalle esecuzioni della sua musica da parte di grandi orchestre e di grandi solisti della musica classica e jazz.
Il seminario sarà supportato da registrazioni e filmati e si articolerà in 2 incontri che si effettueranno nel mese di marzo nei giorni:
venerdì 11 - lunedì 28 ore 10/12.30
Conservatorio Santa Cecilia
via dei Greci 18 – 00187 Roma
06.36096740/1
Sala dei Medaglioni
ufficio.stampa@conservatoriosantacecilia.it
http://www.conservatoriosantacecilia.it/






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