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27 giugno 2014

La didattica della Popular Music nei conservatori italiani

Negli ultimi decenni lo studio della Popular Music è diventato una disciplina autonoma, soprattutto nei paesi anglosassoni. In Italia, dopo essere stata inserita tra gli studi universitari grazie anche al contributo di studiosi di fama internazionale come Franco Fabbri, da qualche anno ha fatto la timida comparsa in alcuni conservatori (Cuneo, Frosinone, Parma, Pescara e Trento). Questa scarsa diffusione è dovuta alla diffidenza che ancora oggi nutrono diversi docenti, spesso vittime di superati luoghi comuni dovuti alla scarsa conoscenza dell’argomento. Non è consolante sapere che le stesse diffidenze riguardano anche altre aree disciplinari come la Musica Antica, la Musica Elettroacustica e il Jazz che sono state già inserite nei conservatori italiani. 
Eppure lo studio della Popular Music in Italia inizia negli anni sessanta, quando Umberto Eco pubblica “Apocalittici e integrati. Comunicazioni di massa e teorie della cultura di massa” (1964). Negli anni ottanta la rivista “Laboratorio Musica”, diretta da Luigi Nono, supera le schematizzazioni accademiche di genere occupandosi anche della “canzone” e della “Musica Rock”. Oltre a quelli citati, nel corso degli anni molti altri musicisti, studiosi e intellettuali italiani si sono occupati della Popular Music.
Vediamo di capire quali sono le diffidenze ancora presenti nei conservatori italiani. Molti pensano che la Popular Music sia un genere musicale legato a un mercato di massa o alla diffusione dei mass media; altri pensano che si tratti esclusivamente della musica di tradizione orale; altri ancora pensano che sia semplicemente un tipo di musica inferiore o che soddisfa gusti volgari (da vulgus: gente comune, popolare).
In realtà non si tratta di un genere musicale, tutt’al più si può considerare un contenitore di generi molto diversi tra loro: canzone, tango, rock‘n’roll, rebetico, valzer, celtica, liscio, cabaret, flamenco, new wave, etc. Questa enorme diversificazione fa si che la didattica della Popular Music sia da considerare in un’area interdisciplinare in quanto le tecniche di esecuzione sono estremamente diverse anche sullo stesso strumento.
Per il motivo esposto sopra, è chiaro che i docenti di strumento per la Popular Music non possono essere reclutati all’interno di un solo ambito musicale (Jazz, Musica di tradizione, Lirica). Difficilmente un docente di strumento può essere esperto delle diverse tecniche (alcune incompatibili tra loro). 
Basti pensare alla chitarra che viene suonata in modi diversi nel flamenco, nel rock o nella canzone napoletana. Se poi aggiungiamo altri strumenti a corde pizzicate come il banjo (nelle sue varianti a quattro, cinque o sei corde), la balalaika, il bouzouki, cavaquinho, il mandolino, l’oud, il sitar, l’ukulele e tanti altri, la complessità aumenta in quanto è impensabile reperire un insegnante per ogni genere o per ogni tipo di strumento. Richard Middleton (Emeritus Professor of Music alla Newcastle University, fondatore della rivista “Popular Music” e autore di numerosi scritti sull’argomento) scrive che “… la popular music può essere inquadrata opportunamente soltanto come fenomeno mutevole all’interno dell’intero campo musicale; e questo campo, insieme ai suoi rapporti interni, non è mai immobile - è sempre in movimento.” (R. Middleton, Studiare la popular music). Questo vuol dire che un docente non deve essere “esperto” di un determinato genere musicale, ma deve essere disponibile a muoversi all’interno dell’intero campo musicale.
In conservatorio sento dire da alcuni colleghi che la Popular Music non appartiene alla tradizione del nostro istituto. A questi colleghi voglio far notare di quanta musica di tradizione popolare viene regolarmente insegnata da anni, anche da loro. A distanza di secoli non tendiamo più a distinguere il genere popolare da quello considerato “serio” (peraltro solo da una determinata classe sociale dominante), perché tutto rientra nel calderone della tradizione. 
Quanti valzer facciamo suonare ai nostri studenti di strumento? Eppure il valzer è la musica di un ballo che a suo tempo era considerato rivoluzionario e scandaloso al pari del rock’n’roll degli anni ’50. Si trattava infatti della prima danza in cui i ballerini si abbracciavano.
Non è un caso che Johann Strauss II, considerato il maggior compositore del genere, nel 1848 si schierò apertamente con le proprie composizioni dalla parte dei giovani rivoluzionari, come si può evincere dai titoli delle sue opere del periodo: Freiheitslieder (Canti per la libertà) valzer op. 52, Revolutions-Marsch (Marcia della Rivoluzione) op. 54, Studenten Marsch (Marcia degli Studenti) op. 56, etc. Altro che musica della tradizione!
 Anche il singspiel (come le forme corrispondenti della ballad opera inglese, dell’opéra-comique francese e della zarzuela spagnola) appartiene alla sfera della tradizione popolare ed è all’origine dell’operetta e del musical. 
Eppure quante volte sentiamo nostri studenti impegnati con le arie dal Flauto Magico di Mozart. Potrei fare tanti altri esempi, ma concludo ricordando a questi colleghi che quando ero studente negli anni settanta c’erano molti docenti che facevano gli stessi discorsi a proposito di compositori come Debussy e Stravinskij!
Ignorare la Popular Music ai nostri giorni vuol dire ignorare la maggior parte della musica che viene attualmente suonata e con la quale molti nostri studenti si dovranno confrontare alla fine dei loro studi, quando inizieranno la professione musicale.

25 marzo 2014

Federico il Grande

Quando i miei studenti mi dicono che non riescono a studiare per i troppi impegni che hanno, io sorrido pensando a Federico II di Hohenzollern, detto Federico il Grande. 
Se non era impegnato a fare la guerra a qualche nazione più potente della sua, Federico si faceva svegliare alle quattro tramite un domestico che gli doveva mettere un asciugamano bagnato sul viso. Appena in piedi, sbrigava la posta mentre faceva colazione. Poi si dedicava all'organizzazione del suo esercito che finiva con l'ispezione alle truppe in tarda mattinata (guai se trovava un solo bottone fuori posto). Prima di pranzo riceveva i sudditi che avevano qualche presentato qualche richiesta.
Durante il pranzo riceveva altra gente e dopo esaminava il menu giudicando i piatti e i cuochi che l'avevano preparato (una MasterChef ante litteram). Dopo una passeggiata, incontrava i segretari per espletare tutte le pratiche avviate la mattina. 
Finalmente solo, si dedicava alla lettura, alla composizione di versi o di musiche e, naturalmente, a suonare il flauto. 
Alle sei del pomeriggio tutta la corte doveva assistere al concerto dove, normalmente, si esibiva al flauto e dove venivano suonate le sue composizioni. Cena leggera alle dieci e poi andava a dormire.
Lo storico e musicista inglese Charles Burney ci ha lasciato una testimonianza dello stile esecutivo di Federico: "La sua imboccatura era chiara e regolare, le sue dita brillanti e il suo gusto schietto e naturale; provai grande piacere, e finanche stupore per il modo spigliato con cui suonava gli allegri e anche per l'intensità espressiva da lui raggiunta negli adagi".

1 marzo 2014

La Musica di Federico il Grande

Il 6 e 7 marzo al Goethe-Institut di Roma saranno eseguite dagli studenti del Conservatorio Santa Cecilia musiche di Federico il Grande.
Il programma musicale prevede una serie di sonate, molte delle quali inedite, e due concerti per flauto e orchestra (sol maggiore e do maggiore).
Saranno inoltre proposti al pubblico vari eventi legati alla figura del grande sovrano e alla sua musica: un workshop tenuto dagli insegnanti del Conservatorio Santa Cecilia; la proiezione del film Mein name ist Bach, con la partecipazione della regista Dominique de Rivaz; una conferenza multimediale sulla figura di Federico il Grande a cura di Francesco Baldi.

25 gennaio 2014

Il flauto traverso in avorio appartenuto a Federico II di Prussia (24/1/2014)



il flauto in avorio di Federico il Grande


prove del concerto
prove del concerto
Casularo e Ciociola provano il flauto originale e la sua copia

Guido Bizzi racconta come è venuto in possesso del flauto

Fabio Di Natale descrive il flauto


Enrico Casularo
il concerto



Carlo Morena prova il flauto originale

4 novembre 2011

Un anno in conservatorio

Concludo questo spazio dedicato al mio primo anno da docente del conservatorio di Santa Cecilia dato che è iniziato il nuovo anno accademico.

Come ho già scritto, alla fine ho fatto più che altro delle considerazioni sullo stato dei conservatori in generale che di quello romano in particolare. Il grande e caotico cambiamento in atto nell'istruzione musicale italiana è un evento che ha messo in difficoltà quasi tutti i conservatori, in particolare quelli più grandi. Tra i tanti, un problema che si è verificato è quello della improvvisa mancanza di spazio. Corsi fatti in precedenza da un solo insegnante (jazz e musica elettronica, per esempio) si ritrovano attualmente organizzati con materie nuove che hanno determinato l'immissione di altri docenti (spesso esterni, anche se la legge prevede l'utilizzo prioritario di docenti interni). Non parliamo poi delle (doverose) immissioni della musica antica e, in qualche caso, della popular music. Una conseguenza è stata quella della mancanza di aule e strutture adeguate. In particolare i conservatori come Santa Cecilia, ubicati in prestigiose sedi storiche, non possono moltiplicare gli spazi legati anche da vincoli architettonici. Morale: o si trovano sedi aggiuntive (come cerca di fare il nostro direttore), o si è costretti a difficili convivenze e ad effettuare un rigido orario che non tiene conto delle esigenze didattiche.

Per concludere vorrei scrivere sulla situazione degli studenti che sono la categoria più penalizzata da questa situazione. All'incertezza sul loro futuro, in un paese dove si considera la musica (e l'arte in genere) come cosa di poca importanza, si aggiungono numerose difficoltà pratiche. Sarebbe il caso che anche noi docenti pensassimo in primo luogo ai loro problemi e successivamente ai nostri. Pensare al loro futuro vuol dire pensare anche al nostro e questo vale anche per chi è prossimo alla pensione (sempre se ci saranno le pensioni nel futuro del nostro disastrato paese).

21 giugno 2011

Un anno in conservatorio

Sono finite le mie lezioni ed è tempo di fare alcune considerazioni.


Nel conservatorio di Santa Cecila permane ancora una concezione della musica che ritenevo già superata quando ne ero un allievo. L'imbarazzante estraniamento di gran parte dei musicisti dalla realtà in cui viviamo si riflette nel comportamento di molti colleghi che non prendono minimamente in considerazione l'aspetto sociale della musica. La musica, come tutte le arti, è parte importante della nostra vita: descrive, esalta, enfatizza il nostro quotidiano. La musica è principalmente una esperienza di vita che ci coinvolge sia come produttori che come fruitori. Ci basta ascoltare qualche secondo di una musica che ha segnato un particolare momento della nostra esistenza per suscitare pensieri, ricordi, emozioni e sentimenti che ci appartengono singolarmente o collettivamente. La musica del passato deve essere mantenuta in vita perché ci aiuta a capire la nostra storia, ma non può essere considerata l'espressione del presente. In conservatorio molti colleghi (e di conseguenza i loro allievi) continuano a pensare che la musica da praticare e da insegnare sia solo quella del tempo andato e appartenente solo ad alcune classi sociali. Continuano a pensare che il musicista sia e debba essere una persona al di fuori della vita reale con la sola missione di far riviere le composizioni dei grandi autori del passato migliorandone l'aspetto tecnico. Il risultato è che spesso questa musica “accademica” finisce per perdere ogni suo significato diventando un mero esercizio di abilità, più simile ad una gara dei giochi olimpici. Mi meraviglia sentire ancora dire da qualche collega che il vecchio sistema (basato sulla realtà di fine '800) è ancora valido e da preferire a qualsiasi esperienza di didattica musicale attuale.


Fortunatamente nel frattempo la musica jazz, rock e pop hanno colmato il vuoto lasciato dalla sedicente musica colta, nonché da quella che si definisce ancora “di avanguardia” anche se ripropone costantemente esperienze musicali vecchie di vari decenni e che non sono mai state espressione della società contemporanea. Ai tempi di Verdi, ascoltare la sua musica era parte della storia che si stava vivendo. Così anche per Beethoven, Mozart, Puccini, Wagner e tutti gli altri. Dopo il secondo conflitto mondiale, tranne qualche eccezione, il loro ruolo è stato preso da Parker, Mingus, Piazzolla, Zappa e da tanti altri, ma a Santa Cecilia (e nei conservatori in genere) sembra che molti non se ne siano accorti.

26 maggio 2011

Un anno in conservatorio

Siamo arrivati al saggio! Non è stato facile per svariati motivi, ma alla fine ce l'abbiamo fatta. Abbiamo perso qualche importante pezzo per strada, ma siamo riusciti ad allestire un discreto saggio che penso sia stato anche piacevole per il numeroso pubblico. Le uniche note dolenti sono state l'assenza di un libretto e di un programma di sala, ma questo si sapeva in anticipo. Ho provveduto io stesso a redigere un programma, stamparlo, diffonderlo tramite internet e affiggerlo in conservatorio dove potevo.

Ero un po' preoccupato per le poche prove sostenute, ma devo dire che tutti hanno suonato bene. Per la maggioranza si trattava del primo saggio in conservatorio, vuol dire che questa esperienza servirà per organizzare meglio quello del prossimo anno.

Ora ci attendono gli esami: oggi si parte con le conferme di Chiara e Irene, mentre domani ci sono le promozioni. Ai primi di luglio gli esami più importanti: il compimento inferiore di Lucrezia e il diploma di Valerio. A quel punto tirerò le somme del mio primo anno di docenza a Santa Cecilia. Per il momento posso dire che le mie aspettative erano maggiori e che pensavo di ottenere risultati migliori, ma la riuscita del saggio fa ben sperare per il futuro di questi ragazzi.

20 maggio 2011

3 aprile 2011

Un anno in conservatorio

Ieri è stato l'ultimo giorno del seminario sulle Musiche dell'Africa centromeridionale tenuto da Serena Facci.

Abbiamo incontrato due musicisti: “Kaw” Dialy Mady Sissoko (Mali) ci ha presentato la kora, Ruggero Artale (Italia) il djembé. È stato un incontro molto interessante, durante il quale abbiamo potuto ascoltare alcuni esempi e brani musicali della musica africana (zona Mali/Senegal).

31 marzo 2011

Un anno in conservatorio

Questa volta non c'era nessun sciopero, ma la partecipazione al secondo incontro del seminario Yellow Shark non è stata elevata. Ieri sono andato a vedere un interessantissimo seminario sulle Musiche dell'Africa centromeridionale tenuto da Serena Facci che è una stimatissima etnomusicologa, nonché mia amica. Anche in questa occasione, secondo me, la partecipazione del pubblico non era adeguata all'evento. Ironia della sorte, pure a questo seminario toccherà la sventura di avere una giornata (domani 1 aprile) in concomitanza con uno sciopero dei trasporti pubblici come era successo al primo incontro di Yellow Shark.

Scioperi a parte noto, che queste manifestazioni non sono molto seguite e le cause possono essere molteplici. Escludendo il disinteresse per i temi trattati (continuo a incontrare studenti e colleghi che si rammaricano di non aver partecipato al seminario su Frank Zappa), penso che ci sia un po' di dispersione delle attività. Molti mi hanno anche detto che la pubblicizzazione di questi eventi risulta insufficente, nonostante io abbia provveduto ad affiggere e distribuire depliant informativi del mio seminario. Infine l'orario antimeridiano penalizza la partecipazione sia di chi studia che di chi è impegnato al lavoro.

Tengo a precisare che queste considerazioni non intendono muovere alcuna critica, ma solo ad analizzare lo stato delle cose. Ne approfitto per ringraziare tutte le persone che hanno permesso la realizzazione del mio seminario come le ragazze dell'ufficio stampa del conservatorio e il personale tecnico e amministrativo.

17 marzo 2011

Un anno in conservatorio

Venerdì scorso ho tenuto in conservatorio il primo dei due incontri del seminario Yellow Shark su Frank Zappa. Venerdì scorso c'è stato uno sciopero generale che interessava anche il trasporto pubblico. L'ho saputo troppo tardi quando non era più il caso di cambiare data, cosa comunque difficile dato che la Sala dei Medaglioni è molto impegnata. Peccato, perchè ovviamente lo sciopero e i disagi da esso derivati hanno penalizzato la partecipazione del pubblico. Anche i miei allievi mi hanno telefonato dicendo che erano impossibilitati a venire. Comunque sono soddisfatto, perché tutto il resto è andato bene e perché l'occasione è stata per me una sorta di prova tecnica per le mie lezioni e seminari futuri. Tra gli intervenuti ci sono stati anche i colleghi Paolo Damiani e Franz Albanese che ringrazio.

5 marzo 2011

Un anno in conservatorio

Martedì era stato convocato il collegio dei docenti con all'ordine del giorno i corsi pre-accademici. Questi corsi , non ordinamentali, dovrebbero sostituire il vecchio ordinamento che dal prossimo anno non sarà più attivato. Ovviamente questi corsi non rilasceranno alcun titolo e, sopratutto, non saranno indispensabili per iscriversi al conservatorio. Per questo motivo se si decide di attivarli bisogna farlo con molta attenzione. A fronte di corsi pre-accademici impegnativi e costosi, la scelta di genitori o di chi aspira ad entrare in conservatorio probabilmente si rivolgerebbe al mercato privato. L'argomento è quindi delicato e di vitale importanza per il futuro dell'istituzione in cui operiamo, ma dopo mezz'ora di attesa il direttore ha dovuto sciogliere il collegio per la mancanza del numero legale! Quest'ultimo episodio è la riprova di quanto sia scarsa la partecipazione dei docenti alla vita del conservatorio. Questa scarsa propensione alla condivisione del lavoro, nonché alla sua organizzazione e pianificazione, è sempre stata una caratteristica degli insegnanti di conservatorio (almeno in quelli dove ho insegnato). Deriva dall'atteggiamento, ereditato dalle precedenti generazioni di docenti, di chiudersi nella propria aula e occuparsi solo della propria classe (in alcuni deprecabili casi neanche di quella). Quest'atteggiamento porterà inevitabilmente alla chiusura di quei conservatori che non offriranno un "prodotto" valido e competitivo. Molti colleghi non capiscono che ormai, per avere le iscrizioni necessarie alla nostra sopravvivanza, i conservatori dovranno confrontarsi con la realtà del "mercato" dell'istruzione musicale. C'è da dire che molti insegnanti di conservatorio sono prossimi alla pensione e per questo poco interessati al futuro della nostra istituzione, ma è un errore perché il futuro è di tutti e perché non mi sembra giusto che il nostro lavoro vada perduto.

24 febbraio 2011

Seminario su Frank Zappa

Yellow Shark

La musica di Frank Zappa
docente Francesco Baldi

La figura del musicista americano dagli esordi nella musica rock con le Mothers Of Invention alla consacrazione definitiva segnata dalle esecuzioni della sua musica da parte di grandi orchestre e di grandi solisti della musica classica e jazz.
Il seminario sarà supportato da registrazioni e filmati e si articolerà in 2 incontri che si effettueranno nel mese di marzo nei giorni:

venerdì 11 - lunedì 28 ore 10/12.30

Conservatorio Santa Cecilia

via dei Greci 18 – 00187 Roma
06.36096740/1

Sala dei Medaglioni


ufficio.stampa@conservatoriosantacecilia.it
http://www.conservatoriosantacecilia.it/

16 febbraio 2011

Un anno in conservatorio

Ho scritto questo post in conservatorio mentre aspettavo Yanina, la mia studentessa argentina di flauto complementare.
Oggi ho concordato le date per il mio seminario su Frank Zappa. Avevo chiesto di utilizzare la Sala dei Medaglioni, perché ho bisogno del videoproiettore e di un inpianto di diffusione sonora. La sala era praticamente già piena per tutto il mese di marzo, ma la signora Angela è riuscita a trovare due mattinate libere il venerdì 11 e il lunedì 28. Questo seminario mi è utile anche per introdurre il corso di Storia della Musica Rock che proporrò per il prossimo anno accademico, nonché per verificare l'utilizzo dell'attrezzatura del conservatorio (e del mio nuovo computer portatile).
Le altre piccole novità sono che ho capito che il giornale accademico (registro) è diviso in due parti: la prima per il corso istituzionale (vecchio ordinamento); la seconda per il nuovo ordinamento dove gli studenti devono firmare per la presenza. Ho anche ripreso a utilizzare il badge (cartellino) per certificare l'entrata e l'uscita dopo che una circolare del direttore trasmetteva la risposta dell'ARAN (agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni), in verità poco chiara, in merito alle disposizioni per il rilevamento delle ore di servizio. Infine mi sono reso conto di aver fatto due lezioni in più non previste nel mio monte-ore che quindi dovrò modificare.

3 febbraio 2011

Un anno in conservatorio

In una bacheca piena di comunicazioni per gli studenti, che in questi giorni stanno votando per il rinnovo della loro consulta, compare un avviso rivolto ai docenti relativo alla presentazione del programma dei saggi che dovrà essere consegnato improrogabilmente entro il giorno 19 febbraio. Bene, mettiamoci al lavoro! Ho sempre considerato i saggi un evento importante per la didattica dello strumento. Non li ho mai concepiti come una "passerella" per fare bella figura, ma il momento in cui i ragazzi si esercitano nella realizzazione di una esecuzione pubblica. I saggi dovrebbero essere la manifestazione più importante in una scuola di musica come il conservatorio. Purtroppo l'esperienza degli ultimi anni al conservatorio di Frosinone è stata negativa: saggi organizzati in maniera superficiale (addirittura in concomitanza) e relegati in secondo piano rispetto ad altre manifestazioni dove suonavano o dirigevano docenti dell'istituto. Mi ricordo che quando ero studente ho conoscito tanta musica andando ad ascoltare i saggi dei miei compagni, per non parlare dell'emozione di suonare nella stessa sala dove avevo ascoltato grandi interpreti di livello internazionale. Purtroppo ho saputo che attualmente i saggi si tengono nella Sala dei Medaglioni e non in quella Accademica. Va bene lo stesso. Al momento stiamo definendo i pezzi da suonare e cercando collaborazioni pianistiche.

14 gennaio 2011

Un anno in conservatorio

Fine delle ferie invernali: mangiate, settimane bianche, parenti, viaggi, regali... Al ritorno lezioni scarse o... inesistenti. Capita spesso di questo periodo e sopratutto ai più giovani, ma questa settimana nessuno ha dimostrato di aver studiato a sufficienza. C'era anche chi aveva impedimenti fisici o era malato. In ogni caso spero che i ragazzi abbiano un rendimento maggiore fin dalle prossime settimane.
Qualche considerazione va fatta: vedo confermato che a questi ragazzi mancano le motivazioni per studiare musica a livello professionale. Quasi tutti pongono lo studio della musica in secondo piano, perché non vedono sbocchi professionali (almeno nel nostro paese). Ci sono colleghi che continuano a considerare il conservatorio una scuola di "eccellenza". Ma "eccellenza" per fare cosa?

27 dicembre 2010

Un anno in conservatorio

Siamo arrivati alla pausa di fine anno. Come sempre è troppo presto per fare bilanci. Le lezioni sono iniziate a novembre e fino a metà dicembre la classe non era ancora definita nel suo organico. Ultima arrivata è Agnese che si è iscritta al primo anno di trinnio. La cosa curiosa è che sembra non esistere un triennio di flauto, ma in segreteria e sul sito del conservatorio risulta esserci solo un triennio di traversiere! Se non esiste ce lo inventeremo. Il problema è che Agnese deve fare un suo piano di studio e se non ci sono i programmi... Ancora non conosco le posizioni dei miei colleghi in merito alla riforma, ma a Frosinone quasi tutti gli insegnanti del dipatimento dei Fiati puntavano sul prolungare il più possibile il vecchio ordinamento e indirizzavano al triennio gli allievi meno dotati. Considero questo un grave errore strategico perché, volenti o nolenti, il vecchio ordinamento non esiste più e il nostro futuro è nei corsi di triennio (e, si spera al più presto, nel biennio attualmente ancora in fase "sperimentale"). Bisogna costruire corsi di triennio validi e competitivi sia nei confronti degli altri conservatori che delle scuole private. Per fare questo bisogna superare la vecchia concezione che ogni singolo allievo "appartiene" a un determinato insegnante. Nei corsi di triennio (e di biennio) ogni allievo deve seguire vari corsi che possono essere tenuti da diversi insegnanti. Ad esempio: Repertorio flautistico; Pratica e passi orchestrali; Ottavino; Flauto in sol e flauti bassi; Repertorio contemporaneo e d'avanguardia; Repertorio barocco; Repertorio pop, jazz e rock; Storia del flauto; Organologia e tecniche di riparazione; etc. Ovviamente questi sono solo alcuni esempi e non materie da propinare in blocco allo studente (non avrebbe il tempo per studiare). Se invece continuiamo a voler insegnare solo ed esclusivamente al vecchio ordinamento ci autoeliminiamo dal processo di riforma e ci autoreleghiamo pericolosamente in una fascia d'insegnamento di scuola secondaria, dato che la maggioranza degli allievi del vecchio ordinamento ha una età compresa tra gli 11 e i 18 anni..

17 novembre 2010

Un anno in conservatorio

Ho ascoltato quasi tutti gli allievi tranne Valerio che ha una mano fasciata e Cristina che era influenzata. Ovviamente devo prendere ancora le misure a quelli che non conosco per poter fare lezione con profitto. Da questo punto di vista i più avvantaggiati sono Virginia e Davide che mi hanno seguito da quel di Frosinone. Con loro sono potuto ripartire dal lavoro interrotto questa estate. In classe ci sono anche Irene e Chiara che dovrebbero essere le ultime entrate con il vecchio ordinamento. Da quest'anno la legge 508/99 diventa realtà trasformando i conservatori e gli IMP in Università della musica! Peccato che i licei musicali (che dovrebbero preparare musicalmente gli studenti, in gran parte usciti dalle scuole medie a indirizzo musicale, fino alla maturità) siano degli oggetti misteriosi e in numero decisamente insufficente. Peccato anche che i docenti di conservatorio siano diventati professori universitari come tipologia di lavoro, ma non giuridicamente ed economicamente. Peccato... che questa riforma non sia stata varata prima di aprire conservatori a raffica senza una precisa politica musicale, in contemporanea con la chiusura di prestigiose orchestre della RAI. Dal prossimo anno, in teoria, dovremmo fare lezione solo agli studenti di triennio e di biennio. Peccato che nella mia classe non ce ne sia neanche uno!