27 maggio 2011

Frank Zappa - la vita e le opre (parte 2)



la fine degli anni '60


Fin dal primo lavoro Zappa ha mostra il suo talento nel comporre svariate melodie che successivamente frammenta per usarle come materiale per i suoi collage musicali. La maggior parte delle sue linee melodiche potrebbero formare l’ossatura di varie canzoni di successo, nella scia dei più famosi song-writer di Tin Pan Alley, ma non è questo il suo fine.
Con Ray Collins (voce), Roy Estrada (basso), Jimmy Carl Black (batteria e tromba), Don Preston (tastiere), Bunk Gardner (sassofono) e Billy Mundi (percussioni) forma un gruppo capace non solo di suonare musica di buon livello, ma anche di esibirsi in vario modo alternando gag e sketch comici con improvvisazioni jazz o citazioni di vari generi musicali. Con questa formazione base, ampliata mediante l'inserimento di altri musicisti e con la partecipazine di amici, Zappa registra l’album Absolutely Free che esce nel maggio del 1967. L’album inizia con l’imitazione del presidente Nixon in Plastic People che già nel titolo contiene la definizione di Zappa della società americana contemporanea. L'esposizione del programma zappiano continua con il melodico The Duke Of The Prunes e tutti i brani seguenti sono in collegamento tra loro, come di prassi in un concept album, nell’intento di provocare e risvegliare le coscienze della pigra media borghesia americana. Il lavoro è impreziosito dall’uso di materiale musicale e sonoro di vario genere che fino allora nessuno aveva osato accostare. Con disarmante semplicità si passa dalle filastrocche per bambini alla musica d’avanguardia, dal cabaret Brechtiano alla musica bandistica, al free-jazz, al musichall e via discorrendo. America Drinks And Goes Home conclude il lavoro con un amaro apologo della società consumistica che spersonalizza l’individuo conformandolo alle leggi di mercato e del potere. L’album è tutt’ora considerato dalla critica come uno dei migliori dell’intera produzione di Frank Zappa.Con il passare del tempo migliora il livello di tecnica strumentale delle Mothers e questo grazie anche all’inserimento di musicisti di varia estrazione. In We’re Only In It For The Money (1967) si aggiunge al gruppo il multi-strumentista Ian Underwood di formazione classica e jazz. L’album è una parodia di Sgt. Pepper dei Beatles ed è sempre realizzato con l’ormai collaudata tecnica del collage e con elaborazioni fatte in sala d’incisione. I brani narrano storie surreali dove si incontrano strani personaggi, come quelli descritti in Let’s Make The Water Turn Black e in Idiot Bastard Son, che rappresentano un quadro della nazione americana del tempo. Non mancano brani allora considerati sperimentali come Nasal Retentive Calliope Music e The Chrome Plated Megaphone Of Destiny che conclude il lavoro facendo sprofondare l’ascoltatore in una sorta di inferno cacofonico.Nel 1966 Zappa aveva anche iniziato a comporre le musiche di quello che sarà il suo primo disco orchestrale, nonché il primo senza le Mothers Of Invention (anche se elementi del gruppo partecipano al progetto) Per la realizzazione di Lumpy Gravy forma un’orchestra scegliendo strumentisti di estrazione jazzistica (fiati e percussioni) e rock (chitarre) chiamata Abnuceals Emuukha Electric Symphony Orchestra & Chorus. L’album esce nel 1968 con brani musicali alternati da dialoghi surreali registrati anche all’insaputa delle persone coinvolte.Gli interessi di Zappa non si limitano al solo aspetto musicale. Sempre interessato alla cinematografia, decide di realizzare un film underground che al momento non riuscirà a completare e che uscirà solo nel 1987. La colonna sonora del film costituirà il materiale per l’album doppio Uncle Meat del 1969. Questo lavoro marca l’evoluzione dal primo periodo collagistico ad una fase più vicina al jazz e che si distacca dal percorso della musica rock coeva. L’album è principalmente strumentale e la formazione delle Mothers ha raggiunto il suo apice. La forma più utilizzata è quella della “variazione”, con continue ripetizioni delle melodie. Il brano in questo senso più caratteristico è senz’altro King Kong, trasposizione musicale del mostro creato da Hollywood. Gli esecutori si alternano nell’esposizione del tema passandosi il ruolo guida da uno all’altro in una struttura base che si apre all’improvvisazione. Nei brani strumentali Nine Types Of Industrial Pollution e Project X si può apprezzare l’evoluzione compositiva di Zappa per il quale la definizione di musicista rock diventa ormai inappropriata e decisamente riduttiva.La fine del decennio è per Zappa una stagione particolarmente fertile durante la quale lui e il suo gruppo perfezionano la fusione di rock, jazz e altri generi musicali contribuendo all’abbattimento delle barriere culturali tra la musica sedicente colta e quella di più recente estrazione popular (ricordo che anche la musica classica ha antiche radici popolari delle quali spesso e in malafede ci si dimentica).
Uno dei più grandi album di Frank Zappa (ormai senza le Mothers) e di tutta la musica moderna è decisamente Hot Rats (1969) nel quale ritroviamo Captain Beefheart (in Willie The Pimp, unico brano cantato) insieme a Underwood e ai violinisti Don Sugarcane Harris e Jean-Luc Ponty che caratterizzano il suono di quest’opera irripetibile. Con Ponty la collaborazione continuerà anche in seguito, in particolare nel disco del violinista francese intitolato King Kong (1970) nel quale Zappa può veder realizzate le sue ambizioni di compositore jazz.
Weasels Ripped My Flesh documenta il periodo del 1967 e 1968, con le Mothers al culmine del loro periodo jazz. Su tutto troneggia  l'Eric Dolphy’s Memorial Barbecue.


Nell’ottobre del 1969 Zappa scioglie le Mothers. Postumo esce il loro ultimo disco, Burnt Weeny Sandwich (1970). In questo album ci sono alcune suite come Holiday In Berlin e il tema eponimo, mentre sulla seconda facciata troviamo uno dei grandi brani strumentali del periodo Little House I Lived In.

26 maggio 2011

Ferenc Farkas

Il compositore ungherese Ferenc Farkas è stato una figura di primo piano tra i compositori neoclassici ungheresi. Nato a Nagykanizsa il 15 dicembre 1905 e morto a Budapest il 10 ottobre 2000, Farkas ha studiato all'accademia di musica di Budapest per poi perfezzionarsi a Roma con Ottorino Respighi. Nonostante la sua tecnica compositiva sia strettamente diatonica, Farkas segue anche le varie esperienze della musica d’avanguardia del suo tempo. Compositori come Zsolt Durkó, György Ligeti, György Kurtág sono stati suoi allievi.

Personalità di cultura cosmopolita, attinse sia dal patrimonio strumentale italiano che da quello della musica popolare ungherese. Tra le sue composizioni ricordiamo: L’armadio magico, opera in due atti; Concertino all’antica per violoncello e orchestra; Concertino rustico per corno delle Alpi e orchestra; Partita all'ungaresca per orchestra d'archi; Romeo e Giulietta musiche di scena per il dramma di William Shakespear e Contrafacta hungarica per ottetto di fiati Le Antiche danze ungheresi sono state scritte nel 1987 in stile antico originariamente per flauto e pianoforte, in seguito per quintetto di fiati.

Un anno in conservatorio

Siamo arrivati al saggio! Non è stato facile per svariati motivi, ma alla fine ce l'abbiamo fatta. Abbiamo perso qualche importante pezzo per strada, ma siamo riusciti ad allestire un discreto saggio che penso sia stato anche piacevole per il numeroso pubblico. Le uniche note dolenti sono state l'assenza di un libretto e di un programma di sala, ma questo si sapeva in anticipo. Ho provveduto io stesso a redigere un programma, stamparlo, diffonderlo tramite internet e affiggerlo in conservatorio dove potevo.

Ero un po' preoccupato per le poche prove sostenute, ma devo dire che tutti hanno suonato bene. Per la maggioranza si trattava del primo saggio in conservatorio, vuol dire che questa esperienza servirà per organizzare meglio quello del prossimo anno.

Ora ci attendono gli esami: oggi si parte con le conferme di Chiara e Irene, mentre domani ci sono le promozioni. Ai primi di luglio gli esami più importanti: il compimento inferiore di Lucrezia e il diploma di Valerio. A quel punto tirerò le somme del mio primo anno di docenza a Santa Cecilia. Per il momento posso dire che le mie aspettative erano maggiori e che pensavo di ottenere risultati migliori, ma la riuscita del saggio fa ben sperare per il futuro di questi ragazzi.